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John Muir e il richiamo delle montagne

John Muir e il richiamo delle montagne

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Negli ultimi anni, la crisi dell’attuale sistema di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e di contaminazione e distruzione di interi ecosistemi è stata posta al centro del dibattito pubblico. Il numero di organizzazioni e di persone che si attivano per la preservazione degli ecosistemi naturali, per la giustizia ambientale e climatica e per il diritto delle future generazioni ad ereditare un mondo ancora vivibile è in continuo aumento.

Tuttavia, se oggi l’attenzione per la salute ed il rispetto dell’ambiente si sta lentamente facendo largo perlomeno in alcune fasce della popolazione, in passato, nell’epoca in cui l’unica misura del progresso era lo sviluppo economico, tecnologico e industriale, l’inebriamento collettivo e l’inseguimento di un concetto di benessere subordinato all’accumulo sempre più sfrenato di beni di consumo rendeva impensabile l’idea di porre un limite all’espansione umana per salvaguardare il pianeta in cui viviamo.

Eppure, già nel lontano ‘800, John Muir, geologo, inventore, studioso ed esploratore scozzese naturalizzato statunitense, si ergeva a difensore integralista del patrimonio naturale di cui si era innamorato. Pioniere dell’ambientalismo, fu un uomo dotato di una profonda sensibilità e di una grande capacità nel saper leggere il periodo storico in cui viveva.

Immigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia, si trasferì a vivere nel Wisconsin a Madison nel 1849 e, dopo aver frequentato per un periodo l’università, iniziò a lavorare come ingegnere a Indianapolis. Un grave incidente sul lavoro, in un negozio di ricambi per carrozze, quasi gli costò la perdita dell’occhio. Questo tagico evento, con molta probabilità, segnò profondamente la sua vita. E’ come se il rischio di perdere la vista lo avesse portato a prestare più attenzione a ciò che lo circondava, distogliendo lo sguardo dai grattacieli in costruzione di Indianapolis per dirigerlo verso le montagne selvagge. Iniziarono a 28 anni i suoi incredibili viaggi attraverso territori inesplorati, che lo portarono prima a Cuba, poi a Panama e subito dopo verso la costa ovest degli Stati Uniti, dove nel 1867 trovò la sua nuova casa, la California e le montagne della Sierra Nevada. Nel corso di questo viaggio lungo 1600 chilometri, Muir documentò ogni suo spostamento e pensiero appuntandoli su appositi diari, successivamente raccolti in un avventuroso libro intitolato “Mille miglia nel golfo del Messico”.

“Sono uscito per fare una passeggiata e ho finito per star fuori fino al tramonto del sole, perché andare fuori, mi sono accorto, in realtà significava andare dentro” (John Muir)

Le bellezze naturali californiane rapirono a tal punto Muir  che scrisse “Nessun tempio costruito dall’uomo può essere paragonato a Yosemite”. Le attività umane, per quanto incredibili, restano comunque infinitesimali e subordinate alla natura.  La sua passione per la scienza gli consentì di spiegare la genesi glaciale della valle dello Yosemite, che fino a quel periodo si credeva fosse il risultato di enormi sconvolgimenti geologici, confutando le passate teorie.

Muir era impegnato in un’attività non priva di rischi. Si immergeva letteralmente da solo nella natura, dormendo spesso all’aperto e rischiando più di una volta di finire le vettovaglie, in un periodo in cui non esistevano soccorsi, capi tecnici o strumenti tecnologici. Fu il primo ad avventurarsi in alcuni luoghi fino a quel momento sconosciuti, proprio perché credeva che uscire all’aria aperta fosse come varcare la soglia d’ingresso del mondo, unico luogo nel quale è possibile percepire il profondo e delicato legame tra natura e tutti gli esseri viventi.

Verso la fine dell’Ottocento, la sua sete di conoscenza e di esplorazione fu affiancata alla necessità di conservare e proteggere l’ambente naturale dall’eccessivo sfruttamento avviato durante la seconda rivoluzione industriale. Muir iniziò ad interrogarsi sulla sostenibilità dei pascoli in alcune aree di Yosemite, manifestando il suo dissenso mediante una serie di articoli sulla rivista Century. Si preoccupò anche del disboscamento delle foreste di sequoie e abeti e ne comprese la pericolosità con anni d’anticipo, manifestando una sensibilità fuori dal comune per il periodo storico in cui viveva.

I suoi sforzi vennero ricompensanti anche grazie all’influenza del suo editore, Robert Undewood Johnson, con il quel riuscì a presentare una proposta di legge a tutela dell’ambiente al Congresso degli Stati Uniti. Fu così che nel 1890 nacque il Parco Naturale di Yosemite, sotto il controllo dello stato della California, anche se fu comunque una vittoria solo parziale. Lo stato della California continuò infatti ad attuare politiche di sfruttamento indiscriminato della valle, mentre l’intenzione di Muir era di mettere l’area sotto il controllo stringente dello Stato Federale.

Nel 1892 il suo impegno si rafforza: fonda l’associazione ambientalista Sierra Club, con l’intento di preservare la wilderness, la natura selvaggia, non turbata dall’azione dell’uomo. Si adoperò quindi per la creazione di molte altre aree protette, il che gli valse l’appellativo di padre dei parchi naturali. Nel 1897 prese contatti con l’emergente movimento conservazionista di Gifford Pinchot per la tutela delle foreste, ma il rapporto tra i due cessò successivamente perché Pinchot credeva nella possibilità di uno sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, intuizione che venne ripresa nel ‘900 per dare i natali al modello di sviluppo sostenibile. Muir era invece convinto del contrario: sosteneva una protezione integrale di foreste e parchi naturali, che sarebbero dovuti restare intatti e non essere toccati da alcun tipo di progetto antropogenico.

La sua notorietà durante gli anni accrebbe talmente tanto che nel 1903 portò in escursione il Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt proprio all’interno della sua amata Yosemite. Si accamparono e passarono un’intera notte a parlare attorno al fuoco, sotto le stelle ed immersi nel verde. Al sorgere del sole, le argomentazioni del naturalista riguardo la necessità di una protezione efficace del parco furono talmente convincenti che Roosevelt si decise a rendere l’area di Yosemite parco nazionale e quindi sotto il controllo del governo federale, con un livello di protezione superiore. Il Presidente firmò l’apposita legge nel 1906.

John Muir, con la sua azione politica, ha contributo, insieme ad altri grandi pensatori come Hanry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson, a sviluppare una forte cultura ambientalista negli Stati Uniti. È grazie proprio a questi personaggi che oggi i cittadini statunitensi hanno la possibilità di poter godere di aree naturali totalmente integre, all’interno delle quali la tecnologia non è mai entrata né tantomeno le dannose attività industriali.

È interessante riflettere sul fatto che è proprio negli Stati Uniti, che purtroppo oggi perseguono politiche del tutto in contrasto con le politiche ambientaliste, come l’uscita dagli accordi di Parigi sul clima o il perseguimento dell’estrazione di carbone e idrocarburi anche con tecniche non convenzionali particolarmente dannose, è anche il luogo nel quale hanno preso corpo le pionieristiche politiche delle aree protette. Chissà cosa avrebbe pensato John Muir davanti alla cecità delle classi politiche e industriali, o perlomeno della maggior parte, rispetto alla gravità del disastro ambientale e climatico a cui ci troviamo a far fronte, e a cui ci hanno portato gli ultimi secoli di sviluppo sfrenato.

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