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Marte e le Gole del Bletterbach

Il pianeta rosso delle Dolomiti

Marte e le Gole del Bletterbach

Tempo di lettura: 7 minuti

Cosa hanno in comune il quarto pianeta del sistema solare Marte e le gole del Bletterbach in Trentino? Cosa lega l’escursionismo e la planetologia? E gli scarponi da trekking con gli astronauti? Per rispondere a queste domande, che apparentemente sembrano non avere nessun nesso logico, è opportuno fare un piccolo passo indietro.

Le gole del Bletterbach sono un sito di inestimabile valore geologico, situate nei pressi del paese Aldino in Alto Adige. Dal 26 giugno 2009, momento in cui le Dolomiti vengono iscritte dall’UNESCO nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità come bene naturale, le gole diventano una delle nove aree cuore meritevoli di essere protette. Viene messa in piedi una zona tampone che circonda e difende un delicato equilibrio ecologico che per un lunghissimo tempo si è sostenuto autonomamente, e che oggi potrebbe essere minacciato dall’insistente attività umana. Nei pressi delle gole è stato istituito un geoparco, che ha preso in gestione l’area e ne protegge l’integrità, consentendo, al contempo, l’accesso ai visitatori in modo sostenibile.

Varcare le soglie di questo parco ha qualcosa di esotico. Come in Jurassic Park, si può entrare nell’area protetta da una struttura costruita ad hoc per la gestione del flusso turistico, e all’interno del parco si ha l’impressione di essere tornati indietro nel tempo. A dare il benvenuto al visitatore sono le alte e verticali pareti rocciose delle gole, scavate dall’instancabile ed incessante operosità del tempo, che piombano vertiginosamente verso il basso per circa 400 metri proprio sotto il Corno Bianco, che con i suoi 2316 metri domina il canyon.

Nel frattempo, a circa 56 milioni di km (durante il perielio), una piccola e solitaria palla rossastra sbrilluccica nel vuoto siderale. La sua evidente colorazione lo rende un astro facilmente individuabile durante le serate limpide. Fin dall’antichità, Marte è stato oggetto di interesse da parte dei lontani abitanti del pianeta blu. Tra di loro a volgere lo sguardo verso il cielo è Aristotele, che iniziò ad osservare con attenzione più scientifica l’astro. Ma solo nel XVII secolo, con Galileo Galilei, l’uomo puntò per la prima volta il telescopio verso il pianeta rosso. Da allora, molti scienziati si sono succeduti, tra cui Giovanni Schiaparelli, famoso per aver disegnato la prima mappa della superficie marziana, incentivando la fantasia e dando adito a bizzarre interpretazioni che hanno portato a credere che vi fossero canali irrigui di origine artificiale, che avrebbero provato l’esistenza di vita extraterrestre. Da qui la fantasia ha fatto il suo corso, e Marte è diventato elemento cardine della letteratura di fantascienza, a partire dalla fine del XIX secolo. Tra alcuni titoli, il capolavoro “Cronache Marziane” degli anni ‘50 di Ray Bradbury o il primo capitolo della trilogia dello spazio, “Lontano dal Pianeta Silenzioso” del ’38 di C.S Lewis, redatto dopo una scommessa con l’amico J.R.R Tolkien, Philip K. Dick con la novella Total Recall, giusto per citarne alcuni.

Marte è l’unico posto nel sistema solare in cui è possibile che la vita diventi multi-planetaria. (Elon Musk)

Grazie alle scoperte tecnologiche, oggi Marte è diventato sempre più a portata di mano. Dalle prime missioni Voyager, fino all’invio sul suolo dei primi rover marziani, con le entusiasmanti scoperte di Curiosity. Le immagini ricevute dalle sonde hanno presentato un pianeta molto interessante dal punto di vista geologico: ritraggono Valles Marineris, un immane canyon lungo 4500 km e profondo 8 km, che sembra seguire l’equatore del pianeta, imponenti vulcani sparpagliati sulla superficie che testimoniano l’antica attività vulcanica del pianeta, ora sopita. Tra di essi, il titano, la montagna più alta dell’intero sistema solare, l’Olympus Mons (Monte Olimpo) che con i suoi 26.000 metri svetta fin quasi ad arrivare nel vuoto siderale dello spazio, tre volte più alto dell’Everest. Dalle foto raccolte e dalle informazioni recepite in molti anni di studio, questo astro può essere considerato un pianeta fratello proprio a causa delle molteplici somiglianze individuate con la Terra. Se attualmente infatti le condizioni tra i due pianeti è profondamente diversa, in passato si crede che Marte e la Terra condividessero caratteristiche comuni. Circa 4500 milioni di anni fa, entrambi i pianeti avevano condizioni adeguate allo sviluppo della vita, basti pensare che durante l’era geologica marziana, denominata Esperiana, le condizioni del cratere Gale erano adatte alla vita batterica. Purtroppo, a partire da 2800 milioni di anni fa, Marte ha perso la sua atmosfera con la perdita progressiva dell’acqua sulla superficie. Contrariamente, sulla Terra, durante l’eone Archeano facevano la comparsa le prime cellule procariote.

Con l’intenzione di andare oltre, di iniziare un’esplorazione diretta del suolo marziano, attraverso vere e proprie missioni umane sul pianeta rosso, l’interesse da parte della comunità scientifica e degli astronauti di sperimentare e trovare condizioni geologicamente simili qui sulla terra, da poter utilizzare come luoghi per le esercitazioni è cresciuto nel tempo.

Proprio da qui il ruolo strategico che per l’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) hanno le gole del Bletterbach che, a partire dal 2015, sono diventate Mars sedimentation analogue site. In parole povere, un luogo dove gli astronauti, che si troveranno a studiare le rocce che incontreranno su Marte, possono esercitarsi per riconoscere quali analizzare e riportare sulla Terra. Le gole sono state inserite inoltre anche all’interno del progetto Pangea, per preparare più in generale gli astronauti all’esplorazione di altri corpi celesti. Questo progetto, oltre a prevedere una parte teorica, include una parte sul campo, in luoghi che rappresentano geologicamente altri pianeti, dove gli astronauti impegnati in escursioni, devono imparare a riconoscere rocce e ad esplorare canyon. Si comprendono infatti le numerose similitudini tra le gole del Bletterbach e il Pianeta Rosso, dalla cromaticità dei colori, alle conformazioni geologiche e al canyon che le caratterizza con sedimentazione di roccia arenaria simili a quelle presenti su Marte e scoperte dal rover Curiosity.

E allora, torniamo sulla terra, e precisamente in questo angolo di Alto Adige che sono le Gole del Bletterbach. Lasciata alle spalle la struttura d’accesso, iniziamo la nostra esplorazione all’interno del geoparco. Ecco che magicamente il casco di protezione che abbiamo indossato diventa quello in dotazione agli astronauti, il nostro zaino da escursionismo si trasforma nelle bombole d’ossigeno, e gli occhiali da sole nelle potenti lenti per schermare le nocive radiazioni solari. Avanziamo all’interno di una fitta abetaia, che ancora nasconde alla vista il panorama. Appena fuori dalla vegetazione, lungo il sentiero, alziamo gli occhi al Corno Bianco, di candida dolomia, il “titano” del Bletterbach. Un leggero scrosciare d’acqua richiama l’attenzione verso il basso, proprio all’interno della profonda gola, che inizia a svelarsi. Come una ferita sulla superficie della terra, il profondo squarcio attrae magneticamente lo sguardo. Passo dopo passo, ci addentriamo in esplorazione sul suolo alieno: ai nostri lati rocce stratificate composte da piccoli granelli di sabbia perlopiù rossastra, da cui proviene l’arenaria. Sono un vero e proprio libro, ogni strato una pagina, ogni pagina un’epoca e su ognuna è scritta la storia della Terra. In fondo alla forra, seguiamo un torrente fino alle cascate del Butterloch, che conservano il più antico strato di roccia delle Dolomiti, testimonianza della presenza di un antico mare. Spiccano chiaramente dalle pareti diversi fossili marini, tra cui cefalopodi, gasteropodi, bivalvi e nautiloidi. La nuda roccia testimonia anche la presenza di una passata intensa attività vulcanica, con un chiaro camino lavico.

Rientrando da questa escursione, idealmente possiamo sostenere di aver vissuto una parte di futuro dell’umanità?  Quando le generazioni future potranno camminare sulla superficie del Pianeta Rosso? Del resto, come il visionario Elon Musk sostiene: “Marte è l’unico posto nel sistema solare in cui è possibile che la vita diventi multi-planetaria”.

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