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Aurunci, fari del Tirreno

sabato 14 novembre
11 Marzo, 2020

Aurunci, fari del Tirreno

Nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, le montagne si ergono dall’acqua come fari che scrutano il moto del Tirreno e i quasi impercettibili insediamenti umani. Come le mura di un castello, i rocciosi crinali si sviluppano in altezza a creare una barriera protettiva a difesa di un territorio sopraelevato che, seppur vicino all’antropizzata costa laziale, sembra essere isolato da tutto il resto. Dall’alto, sopra le nuvole, appaiono piccole le attività umane e assai distanti e ovattati i suoni della società e di Formia. Le ampie praterie carsiche, i boschi di antichi faggi e pini, la brezza del mare che soffia e il silenzio rendono quest’area un vero e proprio gioiello naturale.

Parco naturale dei Monti Aurunci

E’ stato istituito nel 1997 ed è il più meridionale dei parchi laziali. Si trova quasi al confine con la Campania e si estende per circa 19.000 ettari su un territorio ricoperto da rigogliosi boschi e dimora di una vivace fauna.

Iniziamo la nostra escursione dal Rifugio Pornito, una piccola costruzione in muratura incassata tra le rocce carsiche del parco, imboccando l’agevole e ben curato sentiero storico-religioso di Maranola per salire poco più di 400 metri. Mentre procediamo, il nostro sguardo viene catturato dalla Cima del Redentore e da una parete di roccia che ricorda molto le dolomiti. Alla nostra destra ci scorre una bizzarra conformazione rocciosa, che molto ricorda un utensile, in formato gigante usato durante la preistoria.

Prima di tuffarci nel cuore del parco e poggiare i nostri piedi sul verdeggiante pianoro, tra il Redentore e il Monte Altino, dedichiamo del tempo alla visita dell’Eremo di San Michele. Lasciato alle spalle il Redentore, ci iniziamo ad inoltrare all’interno del parco vero e proprio, tra alberi e pianure carsiche sospese tra le nuvole.

Eremo San Michele Arcangelo

L’eremo dedicato all’omonimo Santo risale all’830, ma la facciata della struttura che chiude la cavità nella roccia risale al XIX° secolo. La sua posizione su roccia strapiombante si trova al di sotto del Redentore.

Sulla nostra sinistra il Monte Altino ci guarda, importante punto d’orientamento, mentre procediamo fuori della rada boscaglia composta da venerandi faggi. Davanti a noi si palesa il Monte San’t Angelo, con il suo nudo pendio. Iniziamo a salire, alla nostra destra sfila il Tirreno, che si perde a vista d’occhio sull’orizzonte. Arrivati sulla vetta, ci riposiamo e ammiriamo il paesaggio. Davanti a noi, eventualmente altre due vette ci chiamano, il Monte Campetelle e il Monte Petralla, ma sono altri 300 metri di dislivello.

Da questo punto, lasciamo alle nostre spalle la vetta appena conquistata e ridiscendiamo a valle, attraverso un comodo sentiero all’interno di un fitto bosco diretti alla Cima del Redentore, perché no, magari ad ammirare i caldi colori tramonto.

Scheda escursione

icona per località di partenza escursione
Formia (LT)
5.30 ore
icona per escursione in zona boschiva
bosco
media quota
icona per escursione con vista panoramica
vista panoramica
icona per livello di difficoltà escursione
difficoltà: 6/10

DETTAGLI TRACCIATO

Giro parzialmente ad anello con rientro al punto di partenza, sentieri a tratti poco visibili.

  • 14 Km
  • 750 metri
  • 1405 metri

VALUTAZIONE DIFFICOLTA’

Escursione che non presenta difficoltà tecniche, il fondo è misto, costituito da rocce e sottobosco. Si segnalano alcune salite fisicamente più impegnative. Il percorso prevede la possibilità di incrementare la difficoltà e il dislivello, in base al livello fisico del gruppo.

Impegno fisico 0
Difficoltà tecnica 0

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Claudio Zucca,

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