L’altopiano di Camposecco
Incastonato tra vette e vallate, il Parco dei Monti Simbruini non finisce mai di stupire: sito di grande interesse naturalistico e geologico, è il luogo ideale dove potersi rifugiare alla ricerca di pace e tranquillità. A poca distanza dalla confusione cittadina, troviamo tutto quello che ci serve per ristabilire il contatto con la natura. Verdi e pianeggianti pianori che sembrano spaziare a perdita d’occhio, venerande faggete che marcano di netto i pendii delle montagne e che le accendono di rosso in autunno, gli intensi profumi dei fiori in primavera, ci accompagnano in un territorio la cui qualità ecologica è dimostrata anche dalla presenza del lupo, predatore in cima alla catena alimentare. I paesaggi che offre sono talmente particolari che sono stati anche utilizzati come set cinematografici di diversi film western all’italiana tra cui Lo chiamavano Trinità… con Bud Spencer e Terence Hill.
Camposecco
E’ una depressione carsica all’interno del Parco Naturale dei Monti Simbruini, con terreno a fondo pianeggiante. Questo pianoro raccoglie l’acqua piovana che defluisce in profondità attraverso gli inghiottitoi, formando vere e proprie grotte sotterranee.
Una volta indossati gli scarponi e preparati di tutto punto, entriamo nel parco attraverso un comodo sentiero, per iniziare quasi subito la nostra prima salita: uno strappo di circa 300 metri attraverso un ripido bosco di roverelli, querce, noccioli e altri arbusti che risaliamo con calma. La nostra meta è Camerata Vecchia, un antico borgo fantasma abbarbicato su un possente promontorio di roccia calcarea. Il sentiero è poco visibile, invaso a tratti dalla vegetazione, e passa a filo della parete rocciosa. Con attenzione, superiamo questa parte e arriviamo alla nostra prima tappa. Ci aggiriamo tra le antiche mura parzialmente intatte e le case ancora abitate appena un secolo e mezzo fa dalla comunità rurale e poi abbandonate di corsa, cercando di ricostruire con l’immaginazione l’aspetto del borgo nella sua epoca d’oro mentre prestiamo attenzione alle irregolarità del terreno e ai profondi inghiottitoi.
Dopo aver visitato le rovine, ci soffermiamo ad osservare il panorama che si affaccia sul Fosso Luisa e dove possiamo ammirare in direzione nord-ovest la catena del Cervia-Navegna e i dei Monti Lucretili.
Camerata Vecchia
Antico borgo costruito sulla sommità di un promontorio roccioso, Camerata Vecchia ha una storia antica a tratti nebulosa. Nel 1859 il paese venne distrutto da un violento incendio che costrinse gli abitanti ad abbandonare le proprie case.
Lasciamo alle nostre spalle le rovine e riprendiamo il cammino in direzione di Camposecco, percorrendo un sentiero che si inoltra tra faggi e noccioli, punteggiati da piccoli prati e improvvise radure, fino a poggiare i nostri piedi sul verdeggiante altopiano. Ci fermiamo nei pressi del bivacco incustodito tra pascoli di cavalli, pecore e bovini intenti a ruminare il prato, con sullo sfondo il maestoso Monte Autore, terza montagna per altezza dei Simbruini.
Percorriamo un tratto del pianoro, fino ad incontrare una comoda e pianeggiante sterrata, che ci riconduce agilmente al punto di partenza dell’escursione.
Scheda escursione
DETTAGLI TRACCIATO
Giro ad anello con rientro al punto di partenza. I sentieri sono in buone condizione, ad eccezione del tratto che conduce a Camerata Vecchia.
VALUTAZIONE DIFFICOLTA’
Si segnala pendenza sostenuto all’inizio del percorso. Il fondo è a tratti di sottobosco, con radici e sassi, intervallato da un tratto con vegetazione intrusiva che richiede l’utilizzo di pantaloni lunghi e di una certa attenzione nella progressione.
Prenotazione
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Domande
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