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La cresta del Monte Cervia

Non programmata
14 Novembre, 2019

La cresta del Monte Cervia

L’area che andiamo ad esplorare in questa escursione rientra all’interno dei confini della Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia. Una zona contraddistinta dalla presenza di due valli, quella del Salto e del Turano, formate entrambe da una lunga dorsale montuosa proveniente da Rieti. In queste vallate si annidano, tra le pendici dei monti, due importanti laghi artificiali, il Lago del Turano e del Salto.

Il Monte Cervia, alto 1431 metri, è la seconda elevazione dell’area protetta, dall’inconfondibile conformazione a panettone propria delle vette appenniniche. La sua cima è parzialmente nascosta da un fitto bosco che circonda, gelosamente, la croce di vetta, un piccolo spazio aperto da cui è possibile ammirare, tra gli altri, il Gran Sasso e il Monte Velino.

Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia

La Riserva occupa una superficie di circa 3600 ettari comprendenti la zona dei Monti Carseolani, all’interno dei bacini idrografici del fiume Salto e Turano. La caratterizzano vaste zone boschive che ricoprono circa il 70% dell’intera area protetta.

Partiamo da Paganico Sabino, un piccolo borgo che si trova alle pendici del Monte Cervia. Questo agglomerato di antiche costruzioni sorge all’interno di un’area abitata fin da tempi remoti: si hanno testimonianze d’attività umana già nell’epoca preromana, intorno al III°secolo avanti Cristo.

Equipaggiati di tutto punto, ci avviamo verso l’inizio del sentiero, una comoda mulattiera che si avvicina alla nostra meta dal versante est. La facilità del sentiero ci porta ad accelerare il passo, ma questo entusiasmo, nato proprio dalla necessità di sgranchirci le gambe anchilosate dal viaggio, ben presto dobbiamo sostituirlo alla determinazione.

Il sentiero si stacca infatti improvvisamente verso sinistra, aggredendo le pendici della montagna, prima attraverso una fitta e rinfrescante vegetazione che solo in un secondo momento lascia il passo a pendii spogli, ricoperti da verdi praterie. Alle nostre spalle il Lago del Turano ci regala scorci composti da un carosello di colori.  Con il sudore che imperla le nostre fronti, iniziamo ad intravvedere un agglomerato di alberi, proprio in prossimità di un’ampia prateria dove ci riposiamo prima di continuare l’ascesa.

Le Gole dell'Ovido

Un orrido che divide in due l’area protetta, scavato nella roccia dall’instancabile forza modellante della natura. Posizionato tra il Monte Cervia ed il Monte Filone,  questo canyon è anche il palcoscenico di un’antica leggenda ambientata durante l’epoca delle invasioni saracene.

Lasciamo alle nostre spalle la prateria e ci addentriamo brevemente all’interno della vegetazione fino a giungere alla croce di vetta. Sebbene la vista ripaghi già ampiamente i nostri sforzi, il meglio deve ancora venire. Raccogliamo il nostro equipaggiamento e ci dirigiamo verso la lunga cresta verde. Il panorama si apre vasto davanti a noi, il nostro azimut è il Monte Navegna, alle cui spalle svetta chiaramente il Terminillo.

Il nostro sguardo viene catturato magneticamente dal paesaggio e quasi ci dispiace tornare indietro. Ridiscendiamo dalla cresta erbosa, tuffandoci letteralmente all’interno delle Gole dell’Ovido, da dove possiamo osservare le alte pareti rocciose della parte più impervia dell’intero parco, fino ad arrivare nuovamente al punto da cui siamo partiti.

Scheda escursione

icona per località di partenza escursione
Paganico Sabino (RI)
5.00 ore
icona per escursione in zona boschiva
bosco
media quota
icona per escursione con vista panoramica
vista panoramica
lago
icona per livello di difficoltà escursione
difficoltà: 6/10

DETTAGLI TRACCIATO

Giro ad anello con rientro al punto di partenza, sentieri ben visibili e segnati.

  • 13 Km
  • 900 metri
  • 1431 metri

VALUTAZIONE DIFFICOLTA’

Non si segnalano particolari difficoltà tecniche, il fondo dei sentieri è misto, composto da sottobosco con presenza di radici e pietre e da tratti su praterie. Il dislivello è ben distribuito. In fase iniziale, salita a tratti ripida che richiede un discreto allenamento fisico. In fase di rientro, passaggio su cresta non esposta, con discesa che degrada gradualmente.

Impegno fisico 0
Difficoltà tecnica 0

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