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Il Parco dei Monti Simbruini

Escursionista che cammina lungo una cresta verde

Il Parco dei Monti Simbruini

Tempo di lettura: 4 minuti

Non molto distante da Roma si estende un’ampia chiazza verde, il Parco dei Monti Simbruini, che con i suoi 30.000 ettari è la più vasta area protetta del Lazio, un territorio dal grande valore storico e ambientale. Il nome stesso offre l’indicazione di una delle sue più importanti caratteristiche: sub-imbribus, dal latino sotto la pioggia. Difatti, la sua posizione geografica fa sì che questo massiccio montuoso formi una vera e propria barriera ai venti provenienti dal Tirreno e portatori di perturbazioni atmosferiche, rendendolo un territorio ad elevata piovosità. Non a caso, già a partire dagli antichi romani, quest’area è stata utilizzata per l’approvvigionamento idrico di Roma, con la realizzazione di ingegnosi acquedotti. Ancora oggi l’acqua dei Monti Simbruini rifornisce parte del fabbisogno idrico della città. E’ chiaro, quindi, come l’acqua risulti essere la protagonista assoluta in questo territorio: grotte sotterranee, cascate, fonti e torrenti punteggiano e si insinuano tra le vaste faggete del parco e le pendici delle montagne. Alla base del Monte Tarino, sgorgano due piccoli ruscelli, il torrente Roglioso che si sviluppa serpeggiando nell’omonima valle e il torrente di Fosso dell’acqua di Corore. Dalla loro confluenza si genere il fiume Aniene, il più famoso affluente del Tevere.

La caratteristica carsica del territorio arricchisce ulteriormente di nutrienti le acque piovane che, penetrando il terreno in profondità, attraverso i cosiddetti inghiottitoi, fuoriescono mineralizzate. Il carsismo dei Monti Simbruini è facilmente individuabile grazie ad alcune caratteristiche: non è facile trovare acqua superficiale, il territorio è caratterizzato da ampi pianori con doline e inghiottitoi, il terreno è modellato dai cosiddetti campi solcati, ossia rocce modellate dall’azione dell’acqua piovana, che sciogliendo il carbonato di calcio ne determinano la conformazione a volte spigolosa e appuntita. 

Dal punto di vista paesaggistico, provenendo da Subiaco, proprio nella Valle dell’Aniene, i Monti Simbruini risultano nascosti. Una parete boscosa cela la meravigliosa e vasta faggeta che si estende a quote più elevate e abbraccia ampi pianori erbosi come, ad esempio, Camposecco e Campo Buffone, mentre le vette delle principali elevazioni sono ancora invisibili. Dal piccolo borgo medievale di Subiaco è possibile osservare un assaggio delle caratteristiche territoriali del parco: spunta uno spiovente panettone di roccia dalla coltre boscosa, la Morra Ferogna, un biglietto da visita nonché luogo di importanza storica e religiosa. Risalendo l’erta strada asfaltata si raggiunge Livata, uno dei simboli dei Simbruini e punto di partenza per entusiasmanti escursioni in natura all’interno di una delle più vaste faggete d’europa.

Ma il Parco è chiaramente molto più vasto: si sviluppa per circa 60 km lungo la catena montuosa simbruino-ernica, che da Carsoli arriva quasi a Sora. In questo ampio territorio sono molte le montagne da esplorare e i sentieri nei boschi da percorrere. Il Monte Autore, il Monte Cotento, il Tarino e il Monte Viglio, sono le principali e più conosciute vette da cui poter osservare panorami incredibili. Ma il ricco territorio dell’area protetta non si limita solamente alle montagne, in mezzo alla natura selvaggia è possibile trovare delle testimonianze di antiche storie legate alla religione, a eventi drammatici, come la distruzione di Camerata Vecchia a causa di un incendio, dove ancora oggi  è possibile visitare le antiche rovine di questo borgo fantasma. Si possono visitare i sette caratteristici borghi del Parco (Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio, Vallepietra), veri e propri gioielli incastonati ad arte all’orografia del territorio, sfruttando in modo armonico gli spazi che la natura ha concesso all’uomo per costruire i suoi insediamenti. La posizione isolata del parco e la distanza dalle zone luminose ha consentito la costruzione dell’Osservatorio Astronomico Claudio del Sole a Cervara, dove l’associazione ASTRIS organizza interessanti attività di osservazione astronomica.

Il territorio del parco è fondamentale per la preservazione di alcune specie animali, come gli ungulati, quali il cervo, il cinghiale e il capriolo, che a loro volta rappresentano inoltre fonte di sostentamento per il lupo, che negli ultimi anni, grazie alla politica di ripopolamento, sta gradualmente tornando a vivere in quest’area e nei vicini Monti Lucretili. E’ stata anche osservata una sporadica presenza dell’Orso marsicano che ha lasciato tracce nel territorio del parco. Ci sono molte specie di rapaci che vivono e nidificano nell’area, menzione speciale per il falco pellegrino, simbolo del Parco che si lancia in spettacolari picchiate sulla parete strapiombante di Colle della Tagliata a Vallepietra.

Bibliografia:

Lollobrigida F. (a cura di), Monti Simbruini, Parco Naturale Regionali M. Simburini, 2003.
Parco Monti Simbruini, http://www.parcomontisimbruini.it/

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